Mauro e Davide, “Sposati”

Iniziamo dalla fine: Mauro e Davide, al momento, sono in “viaggio di nozze”. Ma per spiegare il motivo di queste virgolette, e del perché sarebbe proprio arrivato il momento di toglierle, bisogna fare qualche passo indietro e andare per ordine. Perché le parole sono importanti, ma non dovrebbero essere più importanti delle persone.

mauroedavide

Il primo appuntamento di Mauro e Davide risale a cinque anni fa. Anche il secondo. Poi, per sei mesi, più nulla. “Avevo conosciuto il Mauro che conoscono tutti. E il Mauro che conoscono tutti, non mi piaceva. Poi ho avuto modo di scoprire chi fosse davvero”. Così, quasi 4 anni fa, iniziò la convivenza, con i suoi tanti pro e alcuni simpaticissimi contro, soprattutto in cucina. Per Mauro “la quotidianità diventa un disastro se non è gestita e programmata attraverso una serie di piccoli e sani compromessi”. “In sintesi, gestita e programmata come dice lui”, chiarisce Davide ridendo: “Pretendeva di dirmi come si cucinavano gli gnocchetti alla sorrentina, non avendoli mai fatti. Poi, è stato il piatto con cui l’ho definitivamente conquistato”.

Due anni fa, Mauro chiese a Davide di “sposarlo”. Non lo fermò il fatto che una legge non ci fosse. Quella richiesta era quella che sentiva, e non l’avrebbe chiamata diversamente. Forse sapeva che un modo, seppure imperfetto, lo avrebbero alla fine trovato per sancire la loro unione. L’amore, un modo lo trova sempre. Entrambi credenti, decisero di intraprendere insieme un lungo percorso nella comunità Valdese, che li ha portati nel 2015 a diventare effettivamente membri di quella Chiesa, da sempre impegnata per favorire la piena laicità dello stato e il dibattito su tutti i temi etici.

Nel frattempo a Roma, era stato istituito il registro delle Unioni Civili. Mauro, da consigliere comunale, aveva contribuito a fare in modo che questo accadesse e appena fu possibile inviò una richiesta di congedo matrimoniale alla sua azienda, l’Atac. “Mi hanno risposto che non potevano concedermi il congedo matrimoniale retribuito, ma un ‘congedo straordinario non retribuito’. Io l’ho accettato, sacrificando il mio stipendio, perché ritenevo utile stabilire un precedente all’interno di un’azienda che comunque è venuta incontro ad un suo dipendente. La non retribuzione, invece, evidenzia la mancanza di una legge nazionale sul matrimonio egualitario.” E che la parole, purtroppo, non sono solo parole, ma il segno tangibile di diseguaglianze reali.

Il 21 maggio, Mauro e Davide si sono “uniti civilmente” presso il Comune di Roma.
Il 7 giugno, poi, si sono “sposati” in una Chiesa Valdese… ma ancora una volta, per ragioni di stato, la loro unione sì è meritata un nome diverso: “Benedizione del patto d’amore”. Così come la Chiesa cattolica ha un concordato con lo Stato Italiano, la Chiesa Valdese ha un’intesa che fa in modo che ogni matrimonio religioso abbia una valenza anche giuridica. Se dovessero chiamarlo “matrimonio”, entrerebbero in conflitto con l’ordinamento giuridico italiano.

“Iscrizione al registro comunale delle unioni civili”, “benedizione del patto d’amore”, “congedo straordinario non retribuito”. Di matrimonio egualitario, in Italia, proprio non si può parlare. Eppure, da qualche giorno, Davide ha aggiornato il suo stato su questo social network con una sola parola, facilissima: sposato. E il nostro Stato, quando troverà il coraggio di aggiornarsi?

Mauro e Davide andranno al pride come individui e come famiglia, per gridare altre tre parole semplicissime: parità, dignità e diritti. Tu, resterai ad ascoltare?
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