Paola e Stella, 69 e 60 anni. Insieme da più di 30

Paola e Stella, si sono incontrate il 23 agosto del 1984. Lo ricordano perfettamente, il giorno, anche se sono passati più di 30 anni. Fu a cena a casa di un’amica, che era ancora impegnata in cucina quando Paola suonò al campanello. Stella andò ad aprire la porta e fu lì che ebbe una “visione” dolcissima: in parte era colpa del gelato al tiramisù che Paola portava in mano… il resto era colpa di Paola e del suo décolleté. Il menù quella sera prevedeva polpette al curry, le stesse che la stessa amica avrebbe poi continuato a preparare, anno dopo anno, per il loro “anniversario”. Ma all’epoca le cose non iniziarono subito. Entrambe impegnate in altre relazioni, passò un anno prima che la loro storia partisse davvero. Poi sono stati gli anni, al plurale. Trentun anni di convivenza vivaci, divertenti, sempre in attesa di qualcosa: prima della laurea di Stella, poi del nuovo lavoro, poi della nuova casa. Paola non era in attesa di nulla. Più meditativa, a lei bastava contemplarla per essere felice. Pochi giorni fa, Paola e Stella, si sono iscritte nel registro comunale per le Unioni Civili della loro città, Roma, vestite di viola, il colore simbolo di tutte le battaglie femministe. Lo hanno fatto soprattutto per dare un messaggio positivo ai più giovani e invece anche la loro vita, che già scorreva tranquilla, è migliorata ancora. Il quartiere, dove tutti sapevano e non sapevano, ora le festeggia. Forse, pensano ora, “avevamo paura del mondo più di quanto il mondo avesse paura di noi. Se ti vuoi bene, e se vuoi bene alla tua compagna o al tuo compagno, non dovresti aver paura di niente”.
Oggi il figlio del fratello di Stella le chiama zie, entrambe. Zia Paola e Zia Stella andranno al Pride anche per lui e per tutte le nuove generazioni che possono trasformare l’Italia in un Paese più umano. Ci andranno per gridare il loro orgoglio di essere lesbiche e reclamando la cosa che per loro è alla base di tutto il resto: il rispetto. “Lo stesso rispetto che in trentun anni della nostra vita in comune abbiamo avuto per gli anziani, i bambini, gli animali, culture differenti, religioni lontane, è giusto che ci torni indietro. Abbiamo sempre rispettato il nostro prossimo. Ora vogliamo che il prossimo ci rispetti. Altrimenti ci arrabbiamo. Abbiamo pagato le tasse. Ecco, ora vogliamo i servizi”.

E tu, verrai al Pride o resterai in silenzio? Se anche tu pensi che i tuoi diritti vadano rispettati e che un Paese più umano di questo sia possibile, grida al mondo il tuo orgoglio su http://twibbon.com/support/its­human­pride e partecipa al Pride più vicino a te. Cercalo ora su http://ondapride.it/

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